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La civiltà contadina e la civiltà marinara sono i fili conduttori dell'identità di questa terra che va dal mare ai monti.
Se non esiste un dialetto unitario parlato in tutta la Romagna, bensì esistono molte varietà dialettali affini che fanno parte del gruppo dei dialetti, ciò ha ragioni storico-politiche e quindi geografiche che nei secoli hanno diviso la Romagna.
E' stato un glottologo austriaco, Fredrich Schürr, nei primi decenni del 1900 a compiere importanti studi su questi temi.
Ma due sono, fondamentalmente, le influenze che si possono leggere, pur nella difformità delle espressioni: quella toscana e quella gallica (il dialetto della pianura è abbastanza vicino ai suoni francesi). Parlata ricca di consonanti, dove le vocali a volte compaiono nel minimo indispensabile per rendere pronunciabili le parole (scièn per cristiano, sgnòr per signore) il romagnolo deve questa caratteristica alla colonizzazione gallica, che già dalla fine del V secolo a.C., contribuì a creare in Romagna una base linguistica sostanzialmente omogenea.
Un altro degli elementi di spicco del romagnolo, anche questo di chiara matrice gallica, è la forte accentuazione che tronca le vocali finali (parsòt per prosciutto, candlòt per candelotto, piat per piatto). Gallicismi sono anche certi suoni nasali come vén per vino, pen per pane. Altrettanto riconoscibili sono gli apporti toscani tipici delle zone di confine: quattre (quattro) al posto del più tipico romagnolo quatar, ma anche ferme (fermo) al posto di ferum. O, ancora, l'espressione che tuttora si usa a S. Piero, somm al borg, la si ritrova nelle carte del Capitanato di Bagno in forma toscana sommo il borgo.
Un altro esempio di forma dialettale toscaneggiante tipica della vallata del Savio fino al crinale appenninico è la u al posto del soggetto: u pienz, u andara per piange e andrà. A parte queste diversità, va sottolineato che il dialetto ha avuto forme espressive tipiche, quali le zirudeli, canzoni e filastrocche che hanno costituito un vero e proprio genere espressivo.
Il vigore e la salacità di certi modi di dire, a volte sin troppo schietti per un orecchio suscettibile, fanno comunque del dialetto una componente fondamentale di quel carattere gioviale e aperto che è la caratteristica riconosciuta della "romagnolità".
In ogni caso il fatto che queste terre fossero coltivate con perizia già duecent'anni prima di Cristo è indicatore di una profonda cultura della terra, cui si legano usi, costumi e tradizioni che spesso restano in vita anche oggi.
In questo senso la collezione Piancastelli, in Biblioteca Comunale a Forlì, è un'autentica "miniera" di documenti, studi, ricerche folcloristiche intense già nel 1800 e non è un caso che questo nostro territorio sia ricco di musei etnografici. Allo stesso modo in diverse città sono ancora vive e praticate antiche tradizione legate al ciclo delle stagioni e della terra.
Se poi la Romagna è "patria" di buoni ballerini è anche perché nei secoli scorsi il ballo è stato uno dei pochi divertimenti dei nostri avi. Abbiamo poi citato la civiltà marinara: al riguardo basti pensare al Museo Galleggiante della Marineria di Cesenatico, dedicato alle antiche barche ed alla cultura legata alla pesca ed alla navigazione nel mare Adriatico.
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