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La gastronomia è anch'essa spicchio di storia di un popolo.
Non a caso il termine Romagna era sconosciuto ai Romani che la chiamavano Emilia. Solo nel Medio Evo questa terra, centro del dominio bizantino in Italia, venne chiamata Romània: erano le terre dell'Esarcato e diversi costumi, diverse coltivazioni, diversi prodotti, diverse tradizioni, in cucina diversità di sapori e di ripieni.
Nel campo degli antipasti spiccano i salumi, i sott'olio dei prodotti del bosco (funghi in particolare), gli scalogni, le frittate.
Ma è nel campo delle minestre che eccelle la cucina romagnola, soprattutto minestre in brodo. Certo trionfano anche nella vicina cucina emiliana, ma "guai" a confondere i cappelletti con i tortellini: i primi sono più grossi; soprattutto è decisamente diverso il ripieno che nel cappelletto vede un armonioso accostamento di ricotta e di formaggi. Base delle minestre è la mitica sfoglia: se è tirata a mano, con il mattarello, è un altro andare.
Sempre dalla sfoglia nascono i tagliolini o i tradizionali manfrigoli.
Interessanti anche i minestroni e le paste e fagioli. Ma la minestra in brodo più tipica, più antica, più romagnola è data dai passatelli: una particolare bontà che nasce da un impasto di uova, formaggio, pane raffermo grattugiato, noce moscata, stiacciato con l'apposito ferro da passatelli.
I passatelli in brodo sono squisiti e riescono benissimo anche in brodo di pesce.
Tra le minestre asciutte c'è larga scelta, con gustose varianti: per le classiche tagliatelle, da non perdere il perfetto abbinamento con i tartufi , del nostro Appennino.
Notevoli anche le tagliatelle con gli "strigoli" (erba di campo). Tradizionali poi sono gli strozzapreti, il cui impasto originale non è dato dalla sfoglia ma dall'impasto della piadina, ottimi con le erbe di campo a mo' di ragù. Anche i tortelli con le erbe sono primo piatto saporoso, come pure gli gnocchi di patate.
Notevoli sono i lessi e la gamma di sapori e di piatti a base di pollo, coniglio, carni di maiale, castrato arrostito e alla brace.
Quanto a specialità della terra, oltre ai già citati tartufi, apprezzabili sono i funghi porcini e i prugnoli del nostro appennino, mentre tra le verdure rucola, ortica e asparagi si prestano ad ottime preparazioni locali.
Tra i formaggi spicca il formaggio di Fossa di Sogliano, altri pecorini e poi lo squacquerone, ottimo con la piadina. Per la ormai leggendaria piadina rimandiamo alla scheda Dizionarietto delle Sagre.
Tra i dolci notevole è la zuppa inglese (ma sembrerebbe meglio definirla alla romagnola) a base di creme, pandispagna, alkermes.
Sempre squisiti sono ciambella e bracciatelli.
Per finire siamo nella terra della frutta: qui regnano pesche e fragole. E allora le pesche con l'albana e le fragole con il vino, sono un matrimonio che "s'ha da fare".
La buona gastronomia va a braccetto col buon vino, che delle vivande è fratello, sostenitore, commentatore di sapori. Lo si sa bene qui in Romagna, terra di vini notevoli, e lo sapevano anche i Romani che ben conoscevano il sangiovese con il nome di Cesenate: così lo denomina Plinio nel XIV libro della Storia Naturale ponendolo tra gli 80 vigneti e le 135 qualità dei vini più famosi di allora. Esaminiamo dunque la "squadra" dei vini romagnoli d.o.c. Clima, ambiente, composizione del suolo sono i fattori naturali che contribuiscono, come vedremo, a dar vita a significative diversità di profumo e sapori.
Albana di Romagna: è a denominazione controllata e garantita (d.o.c.g.) attribuita ai vini di gran pregio. Diversi sono i tipi di albana e le varietà di questo grande vino bianco, dal colore giallo oro, dal profumo composto ed elegante, dal sapore armonioso. L'albana amabile si sposa magnificamente con ciambella, crostate, frutta. L'albana secca va a braccetto con preparazione a base di pesce e minestre asciutte.
L'albana era già celebrata nel Trattato di Agricoltura di Pier Crescenzi, intorno al 1200. Le colline di Bertinoro sono la "patria" dell'albana. Da citare la rara e preziosa Albana Passita dolce vino da compagnia, dal sapore prezioso e inconsueto.
Sangiovese: Rosso granato, asciutto, a denominazione d.o.c.. Profumo intenso e penetrante, sapore di rara forza e carattere. La denominazione d.o.c. raggruppa cinque zone classiche di produzione Cesenate, Forlivese, Riminese, Faentina, Imolese.
Ad esempio il Sangiovese Cesenate ha un bouquet fine ed elegante, mentre il Sangiovese Forlivese sente di viola e di bosco. Con tutto questo siamo di fronte a vini che si prestano ad accostamenti armonici con i piatti della cucina di questa terra: paste asciutte, arrosti di carne bianca, cacciagione. La zona di produzione del Cesenate comincia dopo Bertinoro e comprende le valli del Rubicone e del Savio.
Per il Forlivese la zona comincia da Bertinoro e si dipana per le vallate forlivesi tra cui spicca ad esempio Predappio.
Trebbiano: Bianco secco, color giallo paglierino, profumo tenue, si accosta assai bene con preparazioni di pesce, fritti e minestre. Ottimo come aperitivo.
Tra l'ampia "rosa" di altri buoni vini locali che il turista potrà scoprire e godere, citiamo altre due varietà note nella nostra provincia: il Pagadebit di Romagna, anch'esso d.o.c., buon bianco secco, e la allegra Cagnina, un rosso dolce che si sposa con dolci e le castagne arrosto. Sono circa un centinaio le varietà locali di vini nella nostra provincia, diversi dei quali notevolissimi. Per finire, una curiosità, sempre in tema: nei primi giorni del maggio 1986 il Papa visitò la Romagna, Forlì e Cesena. Nel menù del pranzo del papa spiccano i cappelletti in brodo di cappone e, tra i vini, Sangiovese e Albana.
Dedicato alla cucina popolare
Oltre al best-seller "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" del romagnolo Pellegrino Artusi, c'è un altro importante testo di gastronomia dovuto alla fervida penna di Olindo Guerrini, altro romagnolo verace. Si tratta de "L'arte di utilizzare gli avanzi per la mensa". E' un autentico catalogo della cucina popolare e tradizionale, tra accurate ricerche e precise ricette.
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